“Insieme si può”

“Empowerment dei familiari degli utenti e dei volontari come risorse attive di salute mentale”

“Insieme si può” è un nuovo progetto della nostra Associazione, rivolto ai familiari degli utenti, che si pone in continuità con il progetto “Il nodo Dentro/fuori – Il prendersi cura nella salute mentale”. Il progetto, che ha ottenuto il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, si svilupperà in un arco temporale che va da febbraio 2013 a ottobre 2014.

Riportiamo degli ampi stralci dalla scheda – progetto:

“La scoperta del disagio psichico di un proprio caro, soprattutto nei momenti iniziali della diagnosi, comporta una grossa crisi che conduce inevitabilmente a un crollo degli equilibri esistenti e a una riorganizzazione delle relazioni interne ed esterne al nucleo famigliare, è proprio a questo punto che la famiglia rappresenta il nodo più debole e a volte anche problematico.
Molte famiglie si trovano a gestire il capovolgimento dei propri assetti intrafamiliari spesso senza aiuti e con un bassissimo riconoscimento del peso che comporta accettare, e poi in una seconda fase gestire, un cambiamento di questo genere.”……………..

“In seguito al primo momento di crisi, descritto sopra, queste famiglie si sono mobilitate mosse dalla spinta di riscatto e di riconoscimento di diritti per i loro familiari che purtroppo i servizi, per limiti strutturali di organizzazione e di risorse, sono in grado di offrire solo parzialmente. Hanno avuto modo, anche attraverso l’associazione, di non chiudersi e isolarsi e condividere una lotta comune.
In un momento storico di grandi tagli al welfare i Centri di Salute Mentale non hanno sufficienti risorse ( in termine di personale, di tempi e spazi) per muoversi in direzione di una valorizzazione del familiare che spesso è visto solo come portatore di bisogni.
Le associazioni diventano così luogo di incontro, di sfogo e di accoglimento di bisogni ma allo stesso tempo rappresentano un luogo dove la mutualità e lo scambio tra persone può dare modo a ogni familiare di sentirsi portatore di risorse che potranno essere utili a qualcun altro che sta intraprendendo lo stesso percorso fatto di non accettazione, di sconforto, ma anche di ristrutturazione di aspettative e speranze.
Da questo quadro emergono alcuni punti di forza già presenti che necessitano di essere strutturati e implementati affinché il processo di partecipazione attiva e di empowerment che, ad oggi, ha interessato solo alcuni familiari possa estendersi e affermarsi come buona pratica diffusa nel mondo della salute mentale.” …………

……. “La finalità del progetto è promuovere la salute mentale attraverso l’implementazione e la valorizzazione delle risorse e delle competenze di familiari di utenti dei servizi di salute mentale. L’obiettivo del progetto si ispira chiaramente ad alcuni basilari concetti espressi nel gennaio 2005 durante la conferenza ministeriale europea sulla salute mentale promossa dall’Oms. I governi di tutti gli stati europei hanno sottoscritto una Dichiarazione congiunta sulla Salute Mentale. Questa dichiarazione delinea come priorità del prossimo decennio la necessità di ‘responsabilizzare e sostenere le persone con problemi di salute mentale e le loro famiglie, affinché possano partecipare attivamente (…) riconoscere l’esperienza e le competenze degli utenti dei servizi e dei loro caregivers’ mentre tra le azioni da considerare vi è quella di «sviluppare servizi di salute mentale (…) che operino in stretta collaborazione con le famiglie». La Dichiarazione infine sostiene che «una considerazione particolare va data alle esigenze emotive, economiche ed educative delle famiglie, che spesso si occupano in modo intensivo dell’assistenza e della cura e che altrettanto spesso hanno bisogno a loro volta di essere sostenute».

I contenuti finora espressi dovrebbero, innanzitutto, guidare il lavoro del servizio pubblico che si dovrebbe far carico dell’attuazione sul territorio di questi principi. I Centri di Salute Mentale presenti sul territorio modenese stanno diventando, negli ultimi anni, buoni interlocutori dell’associazione, si è instaurato un rapporto di fiducia e di lavoro collaborativo. Questo è senz’altro un punto di forza che ci permette di continuare a pensare di lavorare in maniera sinergica comunque tenendo presente i punti di forza e di debolezza di due soggetti (Associazione insieme a noi e Dipartimento di salute mentale) molto diversi a livello organizzativo e operativo, ma entrambi indispensabili alla creazione delle condizione per il verificarsi di buone pratiche nel campo della Salute mentale.
Crediamo che il lavoro partecipativo, paritario e improntato all’ascolto che caratterizza l’Associazione abbia creato buoni presupposti per alcuni familiari che si impegnano in un percorso di condivisione, non solo di momenti di socialità, ma anche di momenti di reale esercizio di diritti di cittadinanza. Durante l’ultimo anno molti familiari hanno partecipato al movimento di Parole Ritrovate che quest’anno ha focalizzato la sua attenzione sulla tematica del lavoro e degli inserimenti lavorativi di utenti psichiatrici; inoltre hanno partecipato alla preparazione della Settimana della salute mentale, importante momento di riflessione, confronto ed elaborazione rispetto alle pratiche psichiatriche”…………

……”Alla luce dei risultati ottenuti finora pensiamo si possa continuare questo percorso ponendoci come obiettivo centrale l’empowerment dei familiari inteso come:

  • Maggiore consapevolezza dei propri diritti di cittadini e delle modalità di relazione col servizio. Molte persone hanno esperienza di lotta per il diritto alla salute e questo capitale di conoscenze potrà essere incrementato per interloquire in modo sempre più paritario e propositivo col servizio. I familiari che già hanno preso parte alle attività dell’associazione hanno maturato buone consapevolezze rispetto al loro percorso e alle modalità di interfaccia con il dipartimento e potranno, con un adeguato supporto, accrescere il loro ruolo attivo di interlocutori ‘esperti’ anche all’interno dei vari servizi territoriali della salute mentale.
  • Valorizzare l’esperienza di persone che da molti anni si impegnano attivamente e vivono una esperienza positiva in associazione per coinvolgere altre famiglie che vivono nell’isolamento e spesso nella vergogna.
  • Fare formazione a operatori, familiari, volontari che frequentano l’associazione nell’intento di condividere conoscenze rispetto alla salute mentale e ai diritti che ognuno di noi deve vedersi garantiti.
  • Stimolare e supportare il senso di autoefficacia valorizzando il ruolo attivo di ogni familiare che è potenzialmente produttore di beni e saperi relazionali. Perché ciò avvenga è molto importante la condivisione di momenti di socialità e di lavoro comune ( gruppi AMA, laboratori di artigianato, cucina etcc..); è parimenti importante l’intervento psico-educativo che potrà essere svolto da operatori qualificati per fornire supporto specifico all’attivazione dei saperi esperienziali dei familiari.

Sono quattro gli ambiti in cui saranno perseguiti questi obiettivi: auto-muto-aiuto; Laboratorio artigianale; Formazione; Sportello di ascolto.”…….

30 gennaio 2013

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