"Ogni persona per ciò che è, nel rispetto della dignità e nella libertà"


(Manifesto - appello dell'Unasam)


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Storie

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Alice Banfi: una storia “sottovuoto

«In dieci anni ho attraversato i luoghi terribili, ingiusti, luoghi che mi avevano trasformata, deformando la mia idea di giusto e sbagliato.

All’inizio di questo percorso mi sentivo sorella di chi soffriva come me e come me viveva ricoverato, a metà strada ero diventata carnefice e contribuivo all’orrore, distruggendo e odiando tutto ciò che incontravo, soffocando il più possibile i sensi di colpa, giustificandomi con la malattia……(Continua a leggere)

[Il 23 marzo scorso Alice Banfi ha presentato a Modena i suoi romanzi "Tanto scappo lo stesso" e "Sottovuoto": puoi vedere su questo sito il video dell'evento]

5 aprile 2012

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“Il cimitero dei pazzi” a Cadillac sur Garonne
Una ricerca di Francesco Zarzana

“Consideratemi un fallimento del vostro lavoro”: è la lucida accusa che Marguerite B., una ricoverata/detenuta dell’”Istituto pubblico di educazione sorvegliata” di Cadillac sur Garonne (una cittadina a pochi chilometri da Bordeaux), fa alla sua direttrice prima di compiere il gesto estremo con cui metterà fine alla sua esistenza, e che porterà alla chiusura della struttura.

Continua a leggere

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Recovery: una storia


Chi ha conosciuto l’autore di questa “Storia di recovery” solo da alcuni mesi, conosce bene con quanta umana radicalità affronta le questioni che riguardano i vissuti delle persone: la storia raccontata ci consente di comprendere come si è costituita questa cifra, nel racconto del percorso che ha compiuto.
L’esperienza è una bella testimonianza che dal tunnel della depressione si può uscire; e questo sarebbe tanto più possibile se i servizi della salute mentale fossero orientati alla “recovery”, e non succedesse, come è successo per l’autore della storia, che la svolta dipenda dal casuale incontro con uno psichiatra che ha trovato la “chiave” per aprire una porta “chiusa”.

Leggi “Recovery: una storia” di Francesco

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ALDA MERINI: il manicomio nella poesia

Alda Merini, scomparsa qualche giorno fa a Milano, ha trascorso 10 anni di internamento nel manicomio (prima che la legge Basaglia ne decretasse la chiusura). Ha raccontato la sua esperienza manicomiale (anche per lei sconvolgente e devastante, come per tutti quelli che l’hanno vissuta) in “L’altra verità – Storia di una diversa” e “La terra santa”, due delle sue numerose opere.

Spigolando da “L’altra verità – Storia di una diversa”:

…….. “Ricordo il primo giorno che entrai in manicomio. Fin lì non ne avevo mai sentito parlare. Avevo chiesto aiuto a dei neurologi per dei piccoli disturbi, ma non conoscevo questi ghetti. Perché, se avessi saputo una cosa simile, mi sarei certamente uccisa. Ma è incredibile i segni che si avvertono su quelle facce di reclusi, lo schifo che fanno. E poi tu diventi una di loro e fuori nessuno ti riconosce più e tu diventi il protagonista delle metamorfosi kafkiane. Così la mia bellezza si era inghirlandata di follia, ed ora ero Ofelia, perennemente innamorata del vuoto e del silenzio, Ofelia bella che amava e rifiutava Amleto” ………

…….. “L’aver vissuto in un manicomio e l’avere interpretato questo vissuto, non è cosa da tutti; l’esserne poi riusciti, è stata impresa quanto mai difficile in quanto è pericoloso uscire dai meandri della propria inquietudine per addentrarsi nella socialità” ………

……… “Un giorno successe una cosa meravigliosa in manicomio: ci apersero i cancelli, ci dissero che finalmente potevamo uscire. Dio! cosa successe dentro l’anima nostra. Fu uno sciamare di vestaglie azzurre verso l’alba. E mi venne in mente, anzi ebbi la visione di santa Teresina che amava definirsi “piccola rondine di Dio”. In quel giorno scesi in giardino di corsa. Mi inginocchiai davanti a un pezzetto di terra e mi bevvi quel terriccio con una fame primordiale. Fu un giorno grande, il giorno della nostra prima resurrezione. Da quel giorno cominciammo a vestirci, a pettinarci, a curare il nostro aspetto, perché fuori c’erano gli uomini. Ma, soprattutto, c’era il sole, questo grande investigatore che vede oltre, oltre anche i nostri corpi. E le nostre anime dovevano per forza diventare belle”

(Da: Alda Merini: L’altra verità -Diario di una diversa
Rizzoli, 2006)


“Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.”

(Da: Alda Merini - Fiore di poesia, 1951-1997
Einaudi, 1998

Novembre 2009