Marco Cavallo

Quando Marco Cavallo sfondò la porta del manicomio di Trieste, non si poteva prevedere che quel cavallo di cartapesta potesse diventare un simbolo destinato a durare nel tempo e a sposare battaglie di civiltà e di liberazione, conservando tutta la sua forza di “comunicazione alternativa”.
Da qualche tempo abbiamo anche noi il nostro Marco Cavallo, che sta ancora nel campo aperto dal cavallo azzurro di Trieste che segnò un nuovo inizio, un nuovo progetto di vita per le persone con problemi di sofferenza psichica.
Il nostro non è di cartapesta, ma rappresentato su una delle pareti dell’edificio della Fonte, dove svolgiamo, ormai da anni, gran parte delle nostre attività di inclusione sociale. E’ un cavallo potente, un po’ bizzarro, capace di proteggere le persone bersagliate da pastiglie a cui spesso si affida il compito di “contenere” le persone che stanno male, quasi fossero l’unico o prevalente rimedio per la “cura” delle malattie mentali. Marco Cavallo ha rappresentato (e rappresenta) anche questo, che la salute mentale va coltivata e curata nella comunità e i percorsi di guarigione passano attraverso relazioni umane ricche e progetti di inclusione sociale; i farmaci sono solo parte di un percorso di cura e di guarigione.
Le attività e la ragione di vita della nostra associazione si iscrivono in questa logica.